|
Dapprima veline, acrilici e pastelli, poi puri colori, grazie all’uso della grafica digitale; ma il percorso delle “cartecolorate” rimane lo stesso, anche quando della carta e dei colori non resta che l’illusione della loro matericità, superata e ricreata dalla luce che illumina se stessa. Questa la novità delle carte digitali, dove la luce diventa soggetto attivo e creatore, senza più limitarsi a colorare di sé la tela, ma traendo da se stessa il supporto su cui rappresentarsi. La genesi del quadro che prima avveniva attraverso sovrapposizioni, strappi e stratificazioni, pieghe dense e tridimensionali che lasciassero permeare la luce e poi la intrappolassero sotto allo strato successivo, ora esplode spontanea dalla luce stessa, che solo successivamente, mentre si avvolge su di se, arriva a creare un’illusione spaziale di estrema profondità. Dal quadro sgorga un fiume infinito, che non ha bisogno di essere raccolto in una grotta sotterranea perché si possa ammirare al buio la limpidezza della sua acqua, bensì forte abbastanza da scorrere fino all’oceano, e là creare splendidi riflessi increspandone la superficie. Così la lenta sedimentazione dove la materia e la luce si fondono uniformemente l’una nell’altra lascia il posto all’esplosione luminosa; dalle immense campiture, quasi spaesanti e apparentemente infinite, si passa ad opere più dense, concentrate, in cui un cuore centrale (ora un tratto, ora un piccolo faro abbagliante) sprigiona un’energia incontenibile che si riversa in ogni angolo della composizione, svelando, nel buio in cui erano nascoste, favolose trasparenze, che generano uno spazio in cui sembrerebbe possibile sprofondare. I contorni della cornice si perdono, le forme sempre più indefinite e intangibili si confondono l’una nell’altra. A volte il buio avvolge la sorgente dell’opera, e la forza diviene quella di una lotta; in altri casi la luce è più tenue ma anche più diffusa, e i confini con l’ombra non si distinguono più, la superficie serena e limpida dell’oceano sembra estendersi oltre l’orizzonte. Su ogni tela (anche se, per queste opere, un supporto di carta è poco più di un capriccio, una mano tesa verso di noi per non farci sentire troppo profonda la differenza delle nostre nature) si crea un mondo fatto di trasparenze e giochi di luci, incredibilmente indefinito ed evocativo. Ad ogni sguardo quelle che possono sembrarci figure assumono ai nostri occhi forme diverse, i colori si spandono e si mischiano seguendo i capricci delle onde. Così risulta impossibile assegnare ad ogni opera una singola sensazione, una precisa emozione che la caratterizzi, che renda riconoscibile il mondo verso cui ci trasporta: ognuna di esse è una diversa “soffitta mentale”, in cui un tenue fascio di luce si fa strada verso i nostri occhi, incespicando tra gli oggetti accumulati nel buio della soffitta. Ognuno di noi, aprendo la botola di queste soffitte, porterà gli occhi in direzioni diverse e noterà la luce filtrare da punti sempre diversi. La materia che evoca la luce non è più la carta e il colore, ma i nostri sguardi, le nostre sensazioni; la piccola grotta in cui si raccolgono le acque non è più la tela, ma il palmo della nostra mano. |
|
Michele
Caponi |
Artista "faber", egli procede per successivi, pazienti passaggi, secondo un rito attraverso cui la materia si affina e si decanta, liberandosi dall'artificio e dal superfluo, per giungere a un'immagine essenziale.... Dal sovrapporsi delle seducenti tracce colorate nasce un mondo di icone che prendono corpo nel loro progressivo riaffiorare dall'inconscio .... |
Caponi sente il fascino della macchia cromatica libera, percorsa da linee che non chiudono lo spazio, segni dettati dall'urgenza di instaurare un rapporto emotivo tra le varie note di colore... Nascono da tale orientamento superfici mosse, improvvisi rialzi del tono, zone intensamente drammatiche che poi si placano in modulazioni più serene. |
|
Cecilia
Chilosi |
Maria
Teresa Fiorio |
|
||
...
La materia pittorica impalpabile e trasparente è trattata
in sensibili modulazioni che mantengono aperta la partecipazione
emotiva in una ricerca d'ordine formale ridotto ai suoi termini
essenziali. |
||
Nicola
Micieli |
||